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domenica 17 febbraio 2013

vietato ai maggiori di anni 10

.......con questo titolo,nessun leggerà quanto sto per postare,visto che dieci anni li abbiamo compiuti tutti!!!!.
Sto lavorando ad un piccolo progetto,vi do un assaggio :  i vostri consigli o suggerimenti mi saranno sicuramente utili



Una cosa magica 

                                                                   
Mariagrazia si strinse addosso la vestaglia,l’aria del primo mattino era piacevolmente fresca,poi entrò in punta di piedi nella stanza della sua nipotina Elisa e provò a scuoterla dolcemente.
Nei casolari vicini,si stavano spengendo le ultime luci e,in lontananza,un gallo inneggiava al giorno neonato.
La bambina dormiva serena abbracciata al suo coniglietto rosa e si mosse appena,tanto che la donna pensò che forse non era il caso di insistere e lasciarla dormire .Rimase a contemplare quella tenera creatura,ma in quel momento la bambina aprì un occhio e,quando mise a fuoco il viso della nonna,si sedette di scatto nel letto,ricordando la promessa che le aveva fatto la sera precedente.
Stropicciandosi gli occhi,si vestì senza fare storie,questa volta ,e bevve al volo il  bicchiere di latte caldo che la nonna le porgeva.
“Nonna,quando usciamo a vedere la cosa magica?”
“Appena sei pronta,il cielo sta cominciando a schiarire”
Uscirono in punta di piedi tenendosi per mano,sulla porta le aspettava nonno Fernando ed Elisa corse a dargli il buongiorno con un bacio.
Mariagrazia affidò al marito la” missione magia”e rientrò in casa a sbrigare le solite faccende.
Nonno e nipote si incamminarono nel viottolo che portava verso il lago .La bambina era eccitata e cinguettava come un passerotto,guardando il paesaggio avvolto da una bruma leggera. Ogni tanto accarezzava l’erba umida di rugiada e si lavava gli occhi ancora pieni di sonno.
“Nonno ,cosa sono queste goccioline posate sull’erba?”
“Le lacrime delle stelle,tesoro”
“Ma perché,le stelle piangono?”
“Solo quando il sole le lascia “
“Nonno,perché le margherite hanno chiuso le loro ciglia gialle?”
“Di notte chiudono gli occhi perché hanno paura del buio”
Elisa ci pensò un attimo e “Anche io ho paura del buio,ma la mamma dice che basta accendere la lucina e tutto è uguale a quando  mi sveglio”
“ E allora prova a dirlo tu alle margherite e vedrai che al nostro ritorno saranno tutte aperte”
Elisa non finiva mai di fare domande e Fernando, che era un uomo abbastanza taciturno,con lei vicina era costretto a parlare in continuazione, ma non se la sentiva di dare alla nipotina spiegazioni scientifiche che avrebbero  tolto tutta la poesia ai suoi perchè, avrebbe avuto tutto il tempo di conoscere la verità.
Giunsero in prossimità del lago e si sedettero su un vecchio tronco,la panchina preferita da Fernando quando andava a contemplare il lago in solitudine,lontano dal cicaleccio continuo delle donne di casa sua. ............................(continua)




                           Alba sul lago
              (olio su tavola 10x20   2013)

mercoledì 11 maggio 2011

un racconto

Cari amiche ed amici,come avete capito,ho il"vizio" di scrivere.......poesie,racconti per l'infanzia e memorie del passato.
Questa volta vi propongo in anteprima un racconto,non ho la pretesa di emulare nessuno,consideratelo solo un esercizio di scrittura,ma ci tengo ad avere un vostro giudizio critico sincero.

                                                                             Grazie 



R  O  S  S  O               



Dalla finestra socchiusa, entrò prepotente una folata di vento al profumo di zagara e, spinta da una mano invisibile, la giovane donna si trovò a camminare nella campagna.
Abbacinata dalla luce e dai colori e immersa in quel silenzio pieno di sussurri, ebbe quasi la sensazione che quel groviglio di angoscia che la opprimeva cominciasse ad allentarsi, quando,  dietro la siepe, quella macchia rossa di papaveri la colpì con la forza di un uragano.
Con le gambe che tremavano,si appoggiò ad un tronco d’ulivo e serrò gli occhi con forza, ma non potè non vedere un’altra macchia rossa che si allargava sul suo primo abitino pre-maman. Risentì ancora nitido il rumore delle lamiere che si accartocciavano,quel flebile lamento accanto a sè, e, lontano, l’ululato della sirena dei soccorsi. Poi il buio.
Quando riemerse dal torpore e aprì lentamente gli occhi,vide accanto al suo letto di ospedale visi trepidi e premurosi, ma non vide il suo Fausto.
Qualcuno, con delicatezza, le disse che Fausto non ce l’aveva fatta, ma la sua creatura, un maschietto,  continuava a crescere dentro di lei, aggrappata con prepotenza alla vita.
Dolore e sollievo, mescolati nelle stesse lacrime, le rigarono il volto sofferente ed ebbe voglia di ripiombare ancora in quel limbo di incoscienza dove era rimasta per tanti giorni, ma un sussulto delle sue viscere, lieve come un battito d’ali, le dette la consapevolezza che Fausto non l’aveva lasciata. Allora accarezzò piano, piano il suo ventre  e promise al suo piccolo Fausto che avrebbe lottato con lui e per lui, affidandosi alle cure amorevoli di quanti le erano vicini.
Quando fu clinicamente guarita, preferì alla sua casa, piena di ricordi che la facevano star male, l’abbraccio protettivo della casa paterna, la nicchia rassicurante della sua stanza, dove aveva tante volte accarezzato con la mente i progetti per la sua vita futura.
Passava ore a cantare nenie a quel bambino che non conosceva ancora, a ricamare e a sferruzzare per lui che non avrebbe mai conosciuto suo padre.
Si proteggeva così dalla sofferenza, non voleva contatti con il mondo, rifiutava visite e telefonate e non usciva mai,…fino a quel giorno.
Appoggiata all’ulivo, aveva ripercorso quel segmento di vita e l’angoscia era così forte che sembrava toglierle il respiro.
Una fitta dolorosa la fece piegare in due , possibile che il suo corpo partecipasse alla sua sofferenza?
Immobile attese che passasse, ma arrivò un’altra contrazione lancinante. Qualcuno la stava cercando…
Ancora un’ambulanza che arrivava, ma questa volta il suo ululato era gioioso e portava verso la vita.