LA NUOVA RACCOLTA DI POESIE DI GRAZIELLA CARLETTI
Commento di Maria Giovanna
Perroni
Questa nuova raccolta si intitola Il mio silenzio. E’ una raccolta breve, è vero, ma è molto intensa.
Conserva intatte le caratteristiche delle sue precedenti raccolte; ad esempio,
un pregnante senso del colore e della luce o la compartecipazione al generale
mistero della natura.
Ma il tema che
ispira quasi tutte le composizioni della silloge è dato dal senso del tempo che
è passato e che sta passando velocemente; metafora ne è la nebbia e il suo
grigiore, che genera in lei un sentimento di struggente malinconia o più spesso
un forte anelito verso una nuova primavera, tutta fiori colori luce. Un anelito
che è però reso vano dalla consapevolezza che le sue più vere primavere sono
ormai quelle già trascorse, quelle vissute nello stupore e nell’ingenuità della
prima età.
Ma tale malinconia
è confortata dall’antico e sempre presente amore per la vita, che le dà la
voglia di cantare ancora e sempre, come anche dalla sua nuova saggezza, che sa
risolvere in tenerezza l’affievolirsi degli slanci d’amore e sa trovare le
giuste parole che accompagnano con vigile premura e inesauribile speranza
quella vita che i nuovi delicati virgulti, i nipotini, vivranno senza di lei;
una saggezza, però, che non le impedisce di fremere per il dolore di chi soffre
a causa delle ingiustizie degli uomini, specialmente se si tratta di bambini.
Quella saggezza, infine, che l’aiuta a sfumare in una pacata nostalgia il crudo
rimpianto per una grande perdita subita.
Che dire di più? Solo qualche breve nota di stile, e
cioè che il suo periodare ampio e
disteso, fatto di frasi giustapposte e solo apparentemente prosastico,
raggiunge interamente lo scopo di farci assaporare al massimo ogni sensazione
dell’autrice; e che, di raccolta in raccolta, c’è stata la conquista di una
sempre maggior sicurezza nella ricerca di un ritmo perfettamente adeguato alle
più piccole variazioni dello stato d’animo, via via espresso nelle varie
liriche.
Commento di Lorenzini
Carlo
Qui Graziella reclama il suo silenzio, oppure ad esso fa
appello. Perché il silenzio è il
nutrimento che alimenta il canto del poeta.
Noi non potremmo immaginare Dante oppure l’Ariosto o
l’Alfieri, o il Leopardi, oppure il Pascoli o qualunque altro scrittore se non
in compagnia del Silenzio, a suggerir loro il canto. Perché il
silenzio serve al poeta per fermarsi, per
sostare un momento o a lungo, a dialogare con il proprio io, ad
ascoltare la propria coscienza, a far parlare la propria memoria, il silenzio
serve al poeta per guardarsi attorno a vedere, a sentire, serve per guardare
dentro di sé e scoprirvi le luci, le ombre, i colori, i suoni, che poi
diventano immagini di poesia. Il silenzio serve al poeta per indugiare sulla
magia delle parole, per assaporarle e farne fiori di poesia.
E, qui in particolare, a Graziella Carletti
il silenzio serve per parlare con se stessa, per confessarsi e dire che è
malata di nostalgia e che torna volentieri nella casa che l’ha vista bambina,
dove i ricordi, insinuandosi fra le pieghe del tempo, le accarezzano il viso e
sono ricordi di colori, di sapori, sono ricordi di cose e di sentimenti, sono
ricordi di persone e di atteggiamenti, sono la sua infanzia, sono l’eden della
sua infanzia (Ragnatele).
Nel silenzio, fra gli ulivi e i fichidindia,
paesaggio del presente, la poetessa può ascoltare un concerto di suoni, di voci
e di parole, di risate e di pianti, concerto che ha per direttore d’orchestra
la memoria. E la memoria la porta là dove affonda le radici il suo presente.
E di lirica in lirica, all’ombra di questo
silenzio, Graziella ritorna alle sue radici. Alle sue primavere, ai suoi sapori
ai suoi colori di bambina, ai suoi slanci alle sue speranze, perché è in queste
‘zolle’, dice, ‘buone come il pane, che affonda le radici il mio presente’.
(Concerto, Nel
silenzio).
Ed è nel silenzio che la poetessa si
confessa e confessa a noi in versi balenanti, pieni di luminose e colorite
metafore il suo disagio esistenziale, che è il disagio di ogni umano
fallimento, quando, nell’età dei sogni, avevamo fatto progetti infiniti sul
domani, e il domani poi arriva, ma è sulle ali di un’aquila in picchiata che ci
sorprende con il vento del tempo fra i capelli (Magia della musica).
E il tempo non le ha impedito di cantare, ma
al posto dei giambi giovanili, che è poesia generosa, poesia di tempesta e
assalto, poesia di conquista, porta con sé le elegie della saggezza, piene del
languore di una musica sommessa, in cui la passione ha lasciato il posto alla
tenerezza, all’amicizia. In cui la conquista dà luogo alla rinuncia
(Insieme).
Ed è per questo che può dire all’amante di
un tempo (ed è questa una lirica fra le più intense della raccolta), che può
dire ‘ed io, quando nuvole nere offuscheranno le luci del tramonto, io sarò con
te assieme alla mia comprensione, alla mia tenerezza (Insieme).
Ed è con questo spirito, lo spirito di chi
ha in sé l’armonia delle Grazie, che è saggezza ed è consapevolezza umana, è
umile e religiosa accettazione, è con questa disposizione d’animo che consegna
ai piccoli nipoti la fiaccola della vita.
E, sempre nel silenzio, sulla tomba della
sorella, scioglie un’elegia d’amore sul mistero e la ‘fatal quiete’ della morte
(Per te).
Ed ha sentimenti di solidarietà umana per il dolore di chi
soffre a causa delle ingiustizie degli uomini, specialmente se si tratta di
bambini (Conchiglie bianche, Lacrime).
Il mio
silenzio. Una silloge poetica di Graziella Carletti. Ventidue liriche. Un
poema. Il poema della sua vita. Della vita di tutti.
Lorenzini Carlo



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